Cosa vedere a Napoli

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Napoli

Ecco tutti i luoghi da visitare a Napoli se passate per questa splendida città:

La basilica e il complesso monastico di Santa Chiara: furono costruiti tra il 1310 e il 1340, per volere di Roberto d”Angiò e della regina Sancha d”Aragona. Gli interni erano semplici e seri in linea come volevano i canoni dei luoghi di culto del “700. Molte le opere presenti nella Chiesa, fortunatamente scampate ai raid aerei degli anni “40. Annesso all”edificio religioso si può ammirare Il Coro delle Clarisse stupendo esempio di gotico napoletano, di cui si può ammirarne l”importanza nel Portale Marmoreo del “300. Inoltre al piano terra del “chiostro delle Clarisse”, è ospitato il “museo dell”Opera di Santa Chiara” l’esposizione comprende i resti archeologici rinvenuti sotto la basilica e gli oggetti sacri, in particolare reliquari.

Basilica S. Francesco di Paola collocata in Piazza del Plebiscito: la sua costruzione fu decisa Nel 1815 dal re Ferdinando I delle Due Sicilie come ringraziamento a san Francesco di Paola per la riconquista del regno, al suo interno troviamo numerose statue raffiguranti santi e dipinti raffiguranti anch’essi momenti salielti per la storia religiosa. Sulla piazza invece ammiriamo: due statue equestri la ornano al centro, una raffigurante Carlo di Borbone (del Canova) e l”altra Ferdinando I.

La Chiesa dello Spirito Santo, luogo di culto molto frequentato tra il “500 e il “700, con all”interno opere d”arte del sec. XVI (Michelangelo Naccherino, Mario Gioffredo, Spaccanapoli).

Il grande Duomo di Santa Maria Assunta del XIV secolo è tra le più grandi basiliche della città ed ospita dell”arcidiocesi di Napoli. Ed il battistero più antico d”occidente. Sulle pareti della navata ci sono dipinti di Luca Giordano, mentre sui sedici pilastri della navata sono collocate le edicole con i busti dei vescovi della città, scolpiti tra il 600 e 700. Sulla controfacciata sono collocati i sepolcri dei sovrani angioini, così disposti da Domenico Fontana nel 1599. La parete di fondo mostra un eccezionale rilievo barocco con l”Assunta, di Pietro Bracci ispirato al berniniano altare della cattedra nella Basilica di San Pietro in Vaticano. Ammiriamo anche La Reale Cappella del Tesoro di San Gennaro che oltre a custodire le reliquie ed il sangue di San Gennaro, è uno dei patrimoni dell”arte, più ricchi con i suoi marmi, affreschi, dipinti e altre opere d’arte dei migliori artisti dell”epoca è indubbiamente uno dei monumenti più rilevanti del barocco napoletano seicentesco.

Cappella S. Severo: fu ristruttura nel 1749 online casino dal Principe Raimondo di Sangro che disegnò gran parte dei sepolcri interni. Vi sono custodite le celebri “Macchine Anatomiche” oggetto di studio di Raimondo di Sangro, e l’incantevole Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino del 1753.

S. Gregorio Armeno: Monastero di origine bizantina, come le suore che lo fondarono nel sec. VIII. All”interno gli affreschi di Luca Giordano ritraggono l”arrivo delle religiose a Napoli con le reliquie del Santo che da il nome alla chiesa. Da vedere il chiostro, eccezionalmente conservato, aperto sul golfo e sul mare. Nell’annessa via San Gregorio Armeno possiamo ammirare le botteghe degli artigiani del presepe.

Le catacombe di Napoli: ossia i cimiteri sotterranei nati in età classica; prevalentemente scavati nel tufo: le più famose sono le catacombe cristiane, anche se ne esistono esempi legati al periodo preellenico e greco.

Cimitero delle Fontanelle: l”antico ossario si sviluppa per circa 3.000 m2 e si trova nel cuore del Rione Sanità vi sono presenti da almeno quattro secoli i resti di chi non poteva permettersi una degna sepoltura e, soprattutto, delle vittime delle grandi epidemie che hanno più volte colpito la città. All’interno possiamo vedere il Monacone: l”impressionante statua di San Vincenzo Ferrer decapitata, sulla quale una mano ignota ha posto un teschio in luogo della testa. Dietro di lui si trovano due bare con gli unici scheletri ben visibili dentro il “cimitero”, entrambi vestiti e posti che appartengono ad una coppia di nobili: Filippo Carafa, conte di Cerreto, di Maddaloni. viene eretta davanti all’ingresso la Chiesa di Maria Santissima del Carmine nell’800 entrando ci s’introduce nella grotta di Lourdes, dove si trovano la statua dell”Immacolata e di Bernadette, e quindi la cappella con Cristo morto. A sinistra c”è un alto finestrone, di fronte l”altare con il Crocifisso sagomato e, alla sua sinistra, il presepe sistemato nella prima metà del Novecento, con Maria e Giuseppe a grandezza naturale.

Il Palazzo Carafa di Maddaloni, uno dei più grandi palazzi di età barocca a Napoli, all”interno si possono ammirare pregiate opere della pittura napoletana del “600 e “700.

Palazzo Como: è la sede del Museo artistico Gaetano Filangieri, ampia raccolta di opere d”arte, di cui un gran numero donate dall”omonimo principe. I bombardamenti del 1943 hanno colpito gran parte della collezione.

Castel Nuovo o Maschio Angioino: Carlo I d’Angiò ne decise la sua costruzione si deve nel 1266, una volta salito al trono di Napoli e Sicilia. Tra le due torri che difendono l”ingresso venne eretto un arco di trionfo in marmo, destinato a celebrare il ricordo dell”ingresso di re Alfonso nella capitale. L”opera trae ispirazione dagli archi di trionfo romani. Sul lato del castello rivolto al mare si affaccia la parete di fondo della “Cappella palatina” unico elemento superstite del castello angioino trecentesco, sebbene danneggiata nel terremoto del 1456 All”interno, illuminato da alte e strette finestre gotiche, si conservano solo alcuni resti dell”originaria decorazione affrescata e un ciborio di Iacopo della Pila, della fine del 400. Una scala a chiocciola accessibile da una porta a sinistra consentiva di salire alla “sala dei Baroni”. L”interno fu affrescato da Giotto verso il 1330 ma il contenuto di questo ciclo d”affreschi è quasi interamente perduto.

Palazzo Reale: sfarzosa residenza seicentesca edificata in onore del Re di Spagna e ospitante una serie di eleganti ambienti molti dei quali conservano ancora splendide decorazioni settecentesche. Interessante anche la Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele” con testi ereditati dal Fondo Librario dei Farnese.

Ricordiamo anche: Il Castel dell”Ovo, a funzione prettamente difensiva delle coste cittadine, fu così chiamato perché secondo la leggenda Virgilio nascose nelle sue segrete un uovo, a reggere tutta la struttura dell”edificio che, nel momento in cui fosse stato rotto avrebbe fatto crollare il castello e il Castel Capuano aveva la funzione di proteggere l”entroterra di Napoli e fu costruito nel 1153 da Guglielmo I di Sicilia, come residenza reale normanna.


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